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Dialogando con un Troll intollerante

C’era una volta un Troll intollerante.
Che potremmo anche chiamare inTrollerante.
Anzi, in-Troll-errante, perché costoro vagano, essi vivono, sono tra noi, ma fanno rumore solo in tanti o in forma anonima.
Allora, voli alto e inizi dicendo che secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (United Nations Conference on Trade and Development, in breve UNCTAD), ovvero il principale organo permanente dell'ONU nell’ambito del commercio dello sviluppo…
Chi se ne fotte delle Nazioni Unite, basta con questo globalismo, tagliamo i fondi!
…la crisi finanziaria ha provocato l’aumento esponenziale del debito delle famiglie nelle zone più povere dei paesi in via di sviluppo…
E allora, se sei povero, non li fare i debiti, no? Chi è causa del suo mal… come dice il detto?
…e ciò ha reso gli abitanti inermi innanzi alle guerre commerciali di Donald Trump contro tutti gli stati del mondo da lui ritenuti nemici…
Trump fa bene e anche Salvini, pure Di Maio quando lo sta a sentire, tutti a casa, tornate al paese vostro!
...con un conseguente rallentamento della crescita generale...
Giusto, che vogliono crescere ancora? E quanti figli devono fare? Ci vogliono cancellare, questa è la verità!
Difatti, dal 2008, il suddetto debito a livello globale è salito da 142 a 250 trilioni (ovvero miliardi di miliardi) di dollari, che è il triplo del reddito complessivo di ogni nazione.
Sintetizzando, gli insindacabili numeri dicono che la crisi dovuta agli imbrogli dei grandi gruppi finanziari, con la complicità di politici corrotti, ha impoverito il mondo e fatto ulteriormente arricchire l'opulenta minoranza, spazzando via la classe media. E quest’ultima, cosa fa? Invece di organizzarsi, con il voto e ogni altro strumento di cittadinanza attiva, per fronteggiare chi ha rubato e continua a farlo, sceglie come rimedio ai danni subiti la persecuzione di coloro che ritiene più disgraziati di lei…

E il PD?

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C’era una volta un campionato del mondo.
Un altro.
Dove se si perde, fa notizia, e non è mai un bel leggere, tantomeno vedere.
Al contempo, allorché si sopravviva al fischio conclusivo, non ci saranno autografi sulla maglia e foto con dedica.
Nondimeno, questo non vuol dire che non si urlerà di gioia, con la coppa chiamata vita stretta tra le mani.
Sullo schermo, ovvero nella grotta, va ora in scena la finale.
Nel suo drammaticamente allungato tempo supplementare.
Perché il destino del nostro pianeta è un arbitro talvolta crudele e sembra quasi provar gusto nel trovare ogni pretesto per posticipare la strada per la benedetta doccia, dove lavar via le contusioni del vivere difficile.
Nel mentre, là sotto, al buio, si combatte contro il solito nemico.
Il tempo.
Correte quindi, lancette, siate magnanime, per una volta.
Bruciate via le ore come se fossero minuti travestiti da secondi.
Sicché in dodici, insieme al loro prode allenatore, ne meritano ancora tanti da giocare…

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Immaginiamo che io avessi un’arma.
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