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Storie con morale su fascisti e antifascisti in Italia

Vi giurerà di aver mostrato sempre rispetto per le istituzioni e solidarietà verso la pubblica forza impegnata a difesa della cosa di tutti.
Prezioso contenitore dove proteggere e servire la cultura e le tradizioni le cui radici affondino direttamente nell’italico suolo.
Voi mostrerete comprensibile perplessità, ascoltando non l’uomo dei primi decenni del novecento, bensì di un millennio più tardi, ma costui vi guarderà con un’espressione fiera e indomita, e vi dirà che le idee non muoiono mai, che solo i codardi si arrendono e altra roba di siffatto tenore.
Ma voi, gente al di là di questo immobile calendario in cui siamo intrappolati, dove ogni anno sembra sempre più uguale al precedente, non credeteci...

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Campionato del mondo dei giovani calciatori della Thailandia

C’era una volta un campionato del mondo.
Un altro.
Dove se si perde, fa notizia, e non è mai un bel leggere, tantomeno vedere.
Al contempo, allorché si sopravviva al fischio conclusivo, non ci saranno autografi sulla maglia e foto con dedica.
Nondimeno, questo non vuol dire che non si urlerà di gioia, con la coppa chiamata vita stretta tra le mani.
Sullo schermo, ovvero nella grotta, va ora in scena la finale.
Nel suo drammaticamente allungato tempo supplementare.
Perché il destino del nostro pianeta è un arbitro talvolta crudele e sembra quasi provar gusto nel trovare ogni pretesto per posticipare la strada per la benedetta doccia, dove lavar via le contusioni del vivere difficile.
Nel mentre, là sotto, al buio, si combatte contro il solito nemico.
Il tempo.
Correte quindi, lancette, siate magnanime, per una volta.
Bruciate via le ore come se fossero minuti travestiti da secondi.
Sicché in dodici, insieme al loro prode allenatore, ne meritano ancora tanti da giocare…

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Storie per riflettere sulle armi

Immaginiamo che io avessi un’arma.
E che lo ritenessi un sacrosanto diritto, averla.
Quindi l’avrei.
Ma non è che l’avrei per quello, eh?
Il quindi è retorico.
Io avrei un’arma, e l’avrei perché mi piacerebbe averla.
Mi piacerebbe averla perché saprei.
Saprei che, qualora volessi, e laddove potessi usarla, la userei.
Da cui, solo per questa pagina, io ho un’arma e so che può far male.
Io posso far male anche senza, se è per questo.
E lei potrebbe farlo anche senza me.
Come la mettiamo?
Come la mettiamo in caso lui ce l’avesse e io no?
Io ho un’arma e ho diritto a difendermi.
Da lui.

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Memoria dei diritti umani

C’era una volta la memoria.
Quella personale, ancor prima di quella collettiva.
Di chi dice o fa cosa, non per conto di chi o in nome di qualsivoglia governo.
C’era una volta, quindi, Nikki Haley, ambasciatrice USA alle Nazioni Unite.
C’era una volta, altresì, l’annuncio di quest’ultima che sancisce l’uscita degli Stati Uniti dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC).
C’era una volta, ancora, Nikki Haley, che giustifica la scelta del suo paese accusando il suddetto Consiglio di agire quale protettore di coloro che abusano dei diritti umani, ignorando le atrocità che hanno luogo altrove.
Di nuovo, perciò, c’era una volta Nikki Haley, ovvero un tempo Nimrata Nikki Randhawa,
figlia di una famiglia di immigrati indiani.
C’era una volta qualcuno che dovrebbe chiedere ai propri genitori cosa volesse dire arrivare in America da immigrati, per giunta con una carnagione tutt’altro che favorevole.
C’era una volta, di conseguenza, chi non può ignorare il razzismo e l’intolleranza di …