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Sette rimedi per il riscaldamento globale

Ecco alcuni suggerimenti per dare il proprio contributo contro il riscaldamento globale:

1. Non comprate mai qualcosa di nuovo fino a quando quello vecchio non sia rotto del tutto, compresi i vestiti. In questo modo ridurrete la domanda di materiali, il loro trasporto intorno al pianeta e l'inquinamento, dal momento che finiranno in una discarica.

2. Sbarazzatevi della lavastoviglie: spreca energia e acqua.

3. (Qualora possiate permettervelo) Create un giardino - o contribuite affinché venga realizzato – e aiuterete a prevenire le inondazioni.

4. In caso viviate in una città, perché avete bisogno della macchina? Prendete i mezzi pubblici, andate in bicicletta o camminate. Noleggiate un'auto quando andate in vacanza.

5. Spegnete tutte le luci prima di coricarvi.

6. Comprate prodotti locali; abbatterete così chilometri di cibo in viaggio.

7. Persuadete i vostri vicini a far lo stesso.

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C’erano una volta gli animali

C’erano una volta gli animali.
C’erano una volta uno squalo, un elefante e un rinoceronte.
C’erano una volta… e poi, come andava avanti?
Ah, già, tanto tempo fa, in una terra lontana c’erano gli squali.
Ricordi, gli squali?
Ogni anno 100 milioni.
270 ogni giorno.
Più di 10 all’ora, oggi, ne vengono uccisi, principalmente per le pinne.
E gli elefanti? Rammenti gli elefanti?
Da gennaio a dicembre in 20mila.
Quasi 1700 al mese.
Uno ogni 25 minuti, in questo momento, vengono massacrati per l’avorio.
Il rinoceronte? Hai presente il rinoceronte?
Più di 1000 ogni anno solo in Sudafrica.
Quasi 3 al giorno vengono affogati, adesso.
Lo stesso accade a molte altre specie e misurando l’orribile sterminio in termini umani è come se dal 1970 a oggi avessimo perso l'intera popolazione dell'Asia.
C’erano una volta, quindi, lo squalo, l’elefante e il rinoceronte.
Già, tanto tempo fa, in una terra lontana.
C’erano...

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Dialogando con un Troll intollerante

C’era una volta un Troll intollerante.
Che potremmo anche chiamare inTrollerante.
Anzi, in-Troll-errante, perché costoro vagano, essi vivono, sono tra noi, ma fanno rumore solo in tanti o in forma anonima.
Allora, voli alto e inizi dicendo che secondola Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (United Nations Conference on Trade and Development, in breve UNCTAD), ovvero il principale organo permanente dell'ONU nell’ambito del commercio dello sviluppo…
Chi se ne fotte delle Nazioni Unite, basta con questo globalismo, tagliamo i fondi!
…la crisi finanziaria ha provocato l’aumento esponenziale del debito delle famiglie nelle zone più povere dei paesi in via di sviluppo…
E allora, se sei povero, non li fare i debiti, no? Chi è causa del suo mal… come dice il detto?
…e ciò ha reso gli abitanti inermi innanzi alle guerre commerciali di Donald Trump contro tutti gli stati del mondo da lui ritenuti nemici…
Trump fa bene e anche Salvini, pure Di Maio quando lo sta a sentire, t…

Marco Travaglio e il Fatto acclarato e rivendicato

La polemica tra Travaglio e Zoro, intorno al discutibile editoriale (qui la contro replica) del primo sul legame tra ONG e trafficanti, con l’esaustivo intervento di Annalisa Camilli su Internazionale, mi ha spinto a interessarmi a due termini in particolare al centro della discussione: acclarato e rivendicato.
Vocaboli importanti, tra parole scritte, sbandierate e vendute.
Già, vendute, perché di questo stiamo parlando, altro che chiacchiere da social.
Non qui, qui è tutto gratis per davvero.
Mi riferisco al Fatto quotidiano e il suo direttore.
Nello specifico, vorrei soffermarmi su quel che c’è scritto sulla versione digitale.
Ilfattoquotidiano.it non riceve alcun finanziamento pubblico, recita con malcelata ostentazione la parte riservata agli spazi pubblicitari.
Tuttavia, riscontrando nel sito la quasi totale assenza di questi ultimi, mi chiedo: chi paga il suddetto, controverso articolo del buon Marco?
Così, esplorando la faccia telematica del noto giornale mi imbatto in un’altra,…

La favola del confine

C’era una volta un pianeta di forme e colori.
Di esistenze e sopravvivenze.
Di creature perennemente in viaggio, solo in apparenza immobili.
In una collettiva danza tra partenze e ritorni.
E c’erano una volta anche popoli in guerra.
Intrappolati in un conflitto antico come il mondo stesso.
Tra coloro che in ogni epoca, mattone dopo mattone, innalzano muri per dividere le genti. E coloro che man mano che l’indignazione e la coscienza si fanno forza l’un l’altra.
Si impegnano a buttarli giù.
Così, sin dall’alba dei tempi, la storia va avanti nel suo assurdo gioco.
Tu costruisci un muro, io lo abbatto, tu lo ritiri su e io lo smonto di nuovo.
Su e giù, giù e su.
Finché non si comprese che c’è solo un modo per metter fine a tale assurdità.
Cancellare, una volta per tutte, quella folle linea sui cui fu posta un giorno la prima maledetta pietra.
In breve, il confine.


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Campionato del mondo dei giovani calciatori della Thailandia

C’era una volta un campionato del mondo.
Un altro.
Dove se si perde, fa notizia, e non è mai un bel leggere, tantomeno vedere.
Al contempo, allorché si sopravviva al fischio conclusivo, non ci saranno autografi sulla maglia e foto con dedica.
Nondimeno, questo non vuol dire che non si urlerà di gioia, con la coppa chiamata vita stretta tra le mani.
Sullo schermo, ovvero nella grotta, va ora in scena la finale.
Nel suo drammaticamente allungato tempo supplementare.
Perché il destino del nostro pianeta è un arbitro talvolta crudele e sembra quasi provar gusto nel trovare ogni pretesto per posticipare la strada per la benedetta doccia, dove lavar via le contusioni del vivere difficile.
Nel mentre, là sotto, al buio, si combatte contro il solito nemico.
Il tempo.
Correte quindi, lancette, siate magnanime, per una volta.
Bruciate via le ore come se fossero minuti travestiti da secondi.
Sicché in dodici, insieme al loro prode allenatore, ne meritano ancora tanti da giocare…

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Gioco di parole

C’era una volta le parole.
I quanto mai sottovalutati insiemi di lettere con cui raccontare e spiegare come va.
E dove va.
Il mondo.
C’era una volta, quindi, la notizia.
Ovvero, leparole.
Sui migranti, disselaMerkel, si decide il destino dell’Unione Europea.
Ma si potrebbe anche dire…
Sull’Unione Europea si decide il destino dei migranti.
Ma pure…
Sui migranti dell’Unione Europea si decide il destino della Merkel.
C’era una volta le parole, quindi.
Della Merkel e dell’Unione Europea.
Più che mai quelle con cui aggrediamo o difendiamo i migranti.
Con le quali stiamo decidendo, tutti.
Il nostro comune destino


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