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Storie per riflettere sull'Europa

Europa.
Europa è come un disegno.
E un disegno è come il sogno di un bambino.
Che sogna di un disegno e di se stesso intento nel gioco.
Passatempo serissimo e cruciale, come di norma vien vissuto dalle imberbi creature di questo mondo, malgrado la scarsa memoria delle più attempate.
Il piccolo è seduto in terra, nella sua cameretta, con le gambe incrociate.
Il capo chino sul pavimento e le forme varie chiamate giocattoli.
Ovvero, come li definiscono i cosiddetti grandi.
Ci avete fatto caso, vero?

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Immaginiamo che io avessi un’arma.
E che lo ritenessi un sacrosanto diritto, averla.
Quindi l’avrei.
Ma non è che l’avrei per quello, eh?
Il quindi è retorico.
Io avrei un’arma, e l’avrei perché mi piacerebbe averla.
Mi piacerebbe averla perché saprei.
Saprei che, qualora volessi, e laddove potessi usarla, la userei.
Da cui, solo per questa pagina, io ho un’arma e so che può far male.
Io posso far male anche senza, se è per questo.
E lei potrebbe farlo anche senza me.
Come la mettiamo?
Come la mettiamo in caso lui ce l’avesse e io no?
Io ho un’arma e ho diritto a difendermi.
Da lui.

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