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Storie con morale sullo sfruttamento minorile

Il resto di noi immagina le fortunate esistenze che esistono rigorosamente al di là della parete, nella casa della finestra di fronte, in quella lontana città di cui parla la tv, su, in cima, all’ultimo piano del grattacielo nel mezzo dell’isola che c’è.
C’è, ma non per tutti.
Solo per chi ci nasce, e neanche tutti tra loro, poiché s’inventano perfino leggi per rendere il futuro ancora più a rischio di quello che è già.
Cosa normale, per il resto di noi.
Noi che facciamo tutto tranne quello che ci spetta.
Siamo il bambino che cuce.
Il ragazzino che lava e stira.
Il bimbo piegato in terra che raccoglie.
Quello che mette in ordine.
E quello che viene punito, se non fa le cose come si deve.
Magari fossero lezioni per crescere ed evolversi.
Per migliorare.

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Campionato del mondo dei giovani calciatori della Thailandia

C’era una volta un campionato del mondo.
Un altro.
Dove se si perde, fa notizia, e non è mai un bel leggere, tantomeno vedere.
Al contempo, allorché si sopravviva al fischio conclusivo, non ci saranno autografi sulla maglia e foto con dedica.
Nondimeno, questo non vuol dire che non si urlerà di gioia, con la coppa chiamata vita stretta tra le mani.
Sullo schermo, ovvero nella grotta, va ora in scena la finale.
Nel suo drammaticamente allungato tempo supplementare.
Perché il destino del nostro pianeta è un arbitro talvolta crudele e sembra quasi provar gusto nel trovare ogni pretesto per posticipare la strada per la benedetta doccia, dove lavar via le contusioni del vivere difficile.
Nel mentre, là sotto, al buio, si combatte contro il solito nemico.
Il tempo.
Correte quindi, lancette, siate magnanime, per una volta.
Bruciate via le ore come se fossero minuti travestiti da secondi.
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Storie per riflettere sulle armi

Immaginiamo che io avessi un’arma.
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Memoria dei diritti umani

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