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Storie con morale sulla libertà di espressione

Siamo nel futuro, signore e signori.
Qui, ora, su questa pagina.
Certo, rammento anch’io che in altre epoche si iniziava una storia in ben altri modi.
C’era una volta, per esempio, ovvero, tanto tempo fa e pure in un regno lontano, lontano, eccetera.
Noi gente del domani cominciamo tutti a raccontare dicendo…
Siamo nel futuro, signore e signori.
Lo facciamo per ricordarci che, per nostra buona sorte, non siamo più nel passato, ecco.
Con tutto il rispetto, ma qua le cose sono ben diverse, cappero, e se sapeste quanto poco basterebbe per… ma non voglio e posso dir nulla, perdonate, altrimenti si ingarbuglia il flusso temporale e noi scompariamo, peraltro il mio terrore infantile mai sconfitto.

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E che lo ritenessi un sacrosanto diritto, averla.
Quindi l’avrei.
Ma non è che l’avrei per quello, eh?
Il quindi è retorico.
Io avrei un’arma, e l’avrei perché mi piacerebbe averla.
Mi piacerebbe averla perché saprei.
Saprei che, qualora volessi, e laddove potessi usarla, la userei.
Da cui, solo per questa pagina, io ho un’arma e so che può far male.
Io posso far male anche senza, se è per questo.
E lei potrebbe farlo anche senza me.
Come la mettiamo?
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Io ho un’arma e ho diritto a difendermi.
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